Post Design

Memphis / Post Design Gallery Milano

Post Design

Guardare la terra dall’alto e sentirla sotto i nostri piedi: Alberto Biagetti ha realizzato una serie di cinque tappeti – prodotti artigianalmente con annodatura fine a Katmandù – come territori fotografati dal satellite. Deserti e foreste appena percepiti, fiumi e crateri da portarsi via e da vivere dentro casa. Alberto Biagetti indaga la struttura della terra, dell’aria, del cielo con tale attenzione così da ricavarne suggestioni da applicare al suo design. Nei tappeti “The Ground” – numerati progressivamente 1/5 – grazie allo sguardo zenitale, il progettista immagina un’idea di spazio che va oltre i confini della nostra percezione, una visione cruda, sistematica e definita del manto terrestre visto da chilometri di distanza, immortalato senza l’aggiunta di filtri percettivi se non quello digitale di Google Earth. 

Ma “The Ground” rappresenta solo una parte della collezione Post Design 2012. Come evoca il titolo, che riporta agli scenari del grande Ettore Sottsass, Alberto Biagetti è consapevole che il design del futuro abbandonerà la componente funzionale per concentrarsi puramente sulla sua valenza estetica. Fanno parte di questa collezione materica che si basa su un’idea di abitazione universale anche il tavolo “The Wire Table”, le sedute, i mobili “The Sky Pieces” (anche questi catalogati rigorosamente da numeri) dai telai sottili in ottone opaco spazzolato che si ergono su sottili zampe d’oro – con un chiaro riferimento all’opera di Charles e Ray Eames – le poltrone e i divani “The River” che riprendono i colori della terra scura delle radure o della sabbia chiara dei deserti. Alberto Biagetti utilizza abbinamenti cromatici inusuali per il tavolo con il piano in legno color grafite e per i mobili realizzati attraverso l’applicazione di un laminato plastico dalla finitura goffrata – commissione speciale di Abet Laminati realizzato appositamente per il designer – che raffigura il cielo di Milano sopra il suo studio, da cui deriva il nome “The Sky Piece”. Questa volta si tratta di una foto, senza alcun aiuto da parte di internet, a sottolineare la dualità del designer sempre attento sia alla realtà fisica che a quella digitale. La combinazione tra tecnologie contemporanee – a portata di tutti, come il web – e madre natura sono elementi condivisi da noi tutti in questa era; nel lavoro di Biagetti il digitale diventa uno strumento di lavoro come lo erano squadra e righello un tempo. L’uso di questa tecnologia applicata al design e interpretata secondo un formulario di più ampio respiro, il suo, ne modifica e amplifica il significato. Biagetti raccoglie, elabora e imprime sugli oggetti – siano essi di pelle naturale, di laminato o di tessuto – codici universali appartenenti al nostro universo, alla superficie del mondo che il designer trasporta all’interno della nostra casa trasformata in un osservatorio per guardare ciò che accade fuori. 

La linearità delle forme di mobili e comodini è influenzata dalla disciplina di Gropius ma viene interrotta dalle righe oblique delle gambe che li attraversano e sorreggono, capaci di rompere la rigidità dello stereotipo con giochi schematici di pieni e vuoti. “The Sky Piece n. 5” ha la presunzione di ergersi alta verso il cielo a contrasto con l’orizzontalità della consolle e del mobile basso per mostrare la sua cupola in vetro ultra-white: una teca dove riporre, come in un museo a esaltarne la sacralità – in questo caso del tutto intima – un oggetto caro o prezioso al nostro cuore che gli occhi amano vedere quotidianamente ma che necessita protezione. Un pezzo volutamente non finito questo che lascia all’utilizzatore finale portare a compimento l’azione attraverso la sua esperienza personale. 

Alberto Biagetti dissacra la pelle e la sua concezione di intoccabile materiale d’eccellenza: la tinge con tecniche più vicine al mondo della moda che a quelle del furniture senza aver timore di intervenire con la vernice acida sulla selezione di divani solidi nella geometria delle forme; “The River Armchair” e “The River Sofa”, dal taglio sobrio e severo, che sembrano aver assorbito i colori della terra nelle molteplici sfumature, si rivelano accoglienti e comodi grazie alle imbottiture realizzate con memory-foam. È un gioco tra tradizione e futuro quello di Biagetti, percezione e immaginazione si fondono; la ricerca dei materiali e di tecniche recuperate, come l’impiego dell’ottone e della pelle, si intersecano a cristallo e colore con accostamenti a contrasto del laminato la cui superficie è lavorata, stampata, mappata; il linguaggio multiforme e composito di Alberto Biagetti va oltre gli schemi per approdare a una nuova visione della storia e della contemporaneità che reinterpreta prodotti dalla forma apparentemente semplice eppure ricchi di contenuti stratificati. Anche le palette di colori sono scelte con meticolosa attenzione: la pelle tabacco con il nero, la pelle testa di moro con il blu, la pelle sabbia con il giallo.

La stessa pratica è adottata per le gambe in ottone: una costante ricerca di un nuovo equilibrio tra le cose. Ognuno di questi arredi parte della collezione Post Design 2012 ha a che fare con l’intimità della nostra casa e allo stesso tempo con gli spazi aperti che si estendono fuori da questa. Il filo conduttore: la superficie e la memoria. Ne risultano tre famiglie di oggetti accomunate per sensibilità e tonalità cromatica in grado di raccontare sia una storia intima ma al tempo stesso assoluta. Alberto Biagetti opera con apparente facilità tra il design, l’architettura, la moda e l’arte senza distinzione coniugando il mondo reale a quello virtuale, la manualità artigianale e la perfezione della tecnologia. Post Design 2012 è la sua prima collezione per la casa nella quale il lavoro è rivolto al concetto dell’abitare più che alla produzione di un oggetto tout court: la collezione suggerisce un panorama domestico intimo e in costante cambiamento: cangiante come la natura e come i nostri comportamenti.

Testo di Maria Cristina Didero

Dal progetto Post Design

Other exhibitions